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martedì 8 maggio 2012

Scusa se ti chiamo amica!

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Essere consumatore, essere marca nell'era post moderna. 

L'umanizzazione della marca rappresenta un fenomeno dalle sfumature e contorni non ancora perfettamente nitidi.
Osservando le modalità con cui alcune marche - virtuose - intrattengono i loro rapporti con le persone vediamo come vi sia la tendenza ad "imitare" le relazioni umane in una sorta di mirror effect.

I presupposti - le interazioni fra brand e i consumatori nella pre e post vendita nonché i messaggi di comunicazione - lasciano intuire che siamo di fronte alla definizione di un nuovo rapporto fra brand e consumatore basato su piani differenti rispetto al passato.
In un recentissimo post pubblicato qui su Betawise: "Share of social dialog: il nuovo vantaggio competitivo" accennavo al concetto di "Human Brand" indicando nella relazione fra brand e persone e nel dialogo emergente fra questi soggetti, il cuore di una nuova ed originale interpretazione del vantaggio competitivo. 
A tal proposito chiudevo il post con alcuni quesiti legati alla rapporto di amicizia fra brand e persone: 
Il rapporto di amicizia fra brand e persone può definirsi paritetico? 
E cosa accade se la brand "tradisce" l'amicizia del fan?
L'errore è tollerato?
E come si può riacquistare la fiducia? 
Vorrei provare a rispondere almeno ad uno di questi quesiti ma la logica mi costringe a fare un piccolo back&stop riformulando la prima delle interrogazioni a cui provare a dare una risposta: 

è davvero possibile acclamare il concetto di amicizia pensando alla relazione brand/persone? 

Se solo accennassi l'argomento a mia mamma, pur trattandosi di una persona estremamente moderna (usa l'Ipad lei :-) ) direbbe che sono totalmente impazzita. 
Ma non è così, almeno credo... :-)
Se poi sviscero gli interrogativi qui su posti, allora qualche dubbio sulla mia integrità forse viene anche a me!
.........Ma potete immaginare quanto sia favoloso accorgersi che proprio quando non giri intorno alla soluzione spesso accade che è la soluzione stessa a venire da te... ?????
Non mi permetto certo di affermare di aver alcuna soluzione.... ma almeno avere il sostegno di una voce robusta capace di dare peso a quanto affermato, devo dire... mi mette il cuore in pace. 
Iniziamo così.... 

 Consumers increasingly wanting to see the human side of brands 

sto citando una delle frasi, ben scritte, di Trendwatching apparse nell'articolo sui sui Trend Briefings,  quando fra i trend emergenti brillava un fenomeno noto come R.A.K (random acts of kindness) la cui definizione veniva così sintetizzata: 
"For consumers long used (and annoyed by) to distant, inflexible, and self-serving corporation, any acts of kindness by brands will be gratefully received".
E per ripulire il campo da possibili fraintendimenti così si sintetizzava cosa non è R.A.K.:

  "Just to be absolutely clear: R.A.K. are not about rewarding customer for tweeting/liking your product, and not about giving away lots of free sample but about selected, random acts of kindness". 
Insomma c'è un gran bisogno di calore, di brand che si comportano come esseri umani e questo, guarda caso,  non mi stupisce affatto!
E non mi stupisce che molte brand riescano ad interpretare quest'esigenza in maniera impeccabile.
Se solo ci soffermiamo un attimo ci rendiamo conto che dietro alla brand c'è il lavoro degli esseri umani che giorno dopo giorno plasmano l'identità della marca anche attraverso il loro personalissimo modo di intenderla e interpretarla. 
Ecco un esempio di R.A.K. che mi è stato mostrato durante il master in social media marketing e che poi ho ritrovato nell'articolo poco sopra citato:


 Se poi volete vederne anche altri potete seguire questo link 
Dopo aver visto questo o altri esempi entriamo nel territorio del "classico dei comportamenti umani". 

 #1. "sbirciare negli affari altrui"
senza esagerare - sopratutto senza arrivare a livelli di stolkeraggio - per trarne delle conseguenze simpatiche e soprattutto gradite al consumatore/utente. 
Niente da ridire con il comportamento di un amico che si interessa della nostra vita e se capisce che abbiamo bisogno di aiuto o conforto corre da noi? O sbaglio?

Ma andiamo avanti......
Il R.A.K. è una sorta di sub-trend portato alla luce da Trendwatching e che presenta un nuovo modo di fare impresa (molte brand si sono poi imbarcate sulla scia del R.A.K. e molte persone ne hanno piacevolmente beneficiato) associato ad un nuovo "essere" non necessariamente consumatore ma essere umano definito sempre da Trendwatching come parte della Generation G (G that's for Generosity not Greed). 
Il sub-trend della Generazione Generosa identifica un tipo di persona che fa dello sharing, creating, discussing and collaborating uno stile di vita e si aspetta lo stesso dalle brand con cui entra in contatto. 
 Laddove si intravede somiglianza o comunanza di valori, stile di vita, comportamento allora è più facile che le brand siano scelte ed ammirate. 

#2. tendiamo a fare amicizia con persone che più ci assomigliano, che condividono i nostri interessi e che hanno i nostri stessi valori.
da questo emerge che abbiamo un forte e disperato bisogno di avviare un dialogo con le brand non freddo distante e distaccato ma più godibile e soprattutto genuino. 
Insomma: Brand che intrattengono relazioni amicali con i propri consumatori?
Oggi questa mi appare sempre più un'affermazione convincente e non un punto di domanda.
In uno dei prossimi post affronterò un tema altamente stimolante e che riguarda il "tradimento". 

Sei sei interessato continua a seguirmi.


Source: www.trendwatching.com. One of the world's leading trend firms, trendwatching.com sends out its free, monthly Trend Briefings to more than 160,000 subscribers worldwide.
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